La Sindrome dell’Occhio Secco è una patologia che colpisce prevalentemente le donne dai 40 anni in su, ma non solo. Sono tanti i fattori che vedono coinvolte molte persone anche di sesso maschile o appartenenti ad altre fasce d’età, inclusi i bambini. Tra i maggiori “imputati” troviamo i device elettronici, dei quali spesso si abusa, ma anche l’inquinamento atmosferico. Si stima che ad oggi vi siano 350 milioni di persone che soffrono di dry eye in tutto il mondo. Un numero da capogiro, al quale fa da riscontro un mercato sempre più in espansione. 

La Sindrome dell’Occhio Secco è una patologia che per lungo tempo è stata sottovalutata sia in ambito medico che in ambito farmaceutico. Oggi, tuttavia, la portata globale del fenomeno, non più circoscritto e legato solamente alla menopausa femminile ma, come già detto, esteso anche a diverse categorie sia per ciò che concerne l’età sia per quanto riguarda il genere, ha spinto gli specialisti, i ricercatori e l’industria farmaceutica a interessarsi al problema in modo sempre più scientifico e sistematico.

Sindrome dell’Occhio Secco: ad ognuno “la sua”

Va detto, tuttavia, che non esiste “una sola” Sindrome dell’Occhio Secco: le cause ed i sintomi possono variare da persona a persona, così come la gravità e la tipologia di alterazione del film lacrimale. Ecco perché è fondamentale rivolgersi ad uno specialista che sia in grado di indicare una terapia mirata.

A proposito di terapie, e poiché la Sindrome dell’Occhio Secco è in continua espansione nella popolazione di tutto il mondo, si stima che per il 2020 il giro d’affari del mercato che si occupa delle terapie per il trattamento della patologia toccherà quote vertiginose.

E’ sempre meglio evitare il “fai da te”

Il motivo è presto detto: per trattare la sindrome dell’Occhio Secco non è sufficiente acquistare un qualunque collirio da banco, al contrario è fondamentale seguire le indicazioni dell’oculista, che avrà cura di valutare lo stato generale della salute oculare del paziente, le cause ed il tipo di dislacrimia, indicando la terapia idonea per ogni caso specifico.

Dunque, se è vero che il mercato per il trattamento del dry eye è in espansione, è anche vero che il fai da te è sempre da evitare, pena la possibilità di andare incontro anche a spiacevoli irritazioni, cheratiti o congiuntiviti dovute all’uso di prodotti non consoni alla propria situazione specifica o ancora all’abuso di prodotti in maniera non coerente con la posologia alla quale è bene attenersi.