chirurgia refrattiva - CIOS - Centro Italiano Occhio Secco

La chirurgia refrattiva ha l’obiettivo di correggere uno o più difetti visivi. Le tecniche ad oggi maggiormente in uso sono la PRK e la Femto-Lasik. Due soluzioni egualmente valide ed efficaci per diverse tipologie di pazienti ed esigenze. Come si deve orientare il paziente con Sindrome dell’Occhio Secco che desideri avvicinarsi alla chirurgia refrattiva? E’ possibile sottoporsi a questo genere di intervento oppure è un sogno destinato a rimanere nel cassetto? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul tema. 

Interventi di chirurgia oftalmica ed idratazione oculare

Gli interventi di chirurgia oftalmica possono includere qualche ripercussione temporanea sulla lacrimazione oculare. Non a caso dopo un intervento di chirurgia oftalmica può capitare che il medico prescriva, nell’ambito della terapia post operatoria, l’uso di un collirio. L’obiettivo, quello di ripristinare la corretta idratazione oculare nel minor tempo possibile e ridurre il discomfort post operatorio.

Primo passo verso la chirurgia refrattiva: fare tutte le valutazioni del caso

Decidere di operare un paziente che già a monte soffre di un disturbo di dislacrimia necessita una serie di attente valutazioni in virtù dell’ipersensibilità della superficie oculare del paziente, e del fatto che il suo film lacrimale non è del tutto integro. Ciò non significa che l’idea di avvicinarsi alla chirurgia refrattiva sia da scartare a priori, ma certamente che sia fondamentale fare tutte le valutazioni del caso. Ciascun paziente va esaminato singolarmente attraverso una serie di esami per verificare l’impatto della sindrome sul suo apparato visivo, l’entità dei suoi difetti visivi e la reale fattibilità dell’intervento.

Quale intervento di chirurgia refrattiva è maggiormente consigliato ad un paziente affetto da Sindrome dell’Occhio Secco?

Come anticipato in apertura, le tecniche in uso per quanto riguarda la chirurgia refrattiva sono la PRK e la Femto-LASIK. Si consideri che la PRK prevede un’ablazione piuttosto estesa e profonda della superficie corneale che, nel paziente affetto da Sindrome dell’Occhio Secco, potrebbe causare un ritardo nella riepitelizzazione e portare ad un discomfort post operatorio.

Lo screening preoperatorio è fondamentale

Obiettivo: arrivare all’intervento nel miglior stato di salute oculare possibile

Un primo passo da fare sarà naturalmente quello di prenotare una visita specialistica oculistica, che includerà, oltre ad un colloquio approfondito con il medico, anche una serie di test per valutare lo stato di salute dell’occhio. Tra questi citiamo il test di Shirmer, il test dell’osmolarità, il break-up-time test e l’ocular surface disease index. Sono tutti test utili per comprendere lo stato di salute della superficie oculare e l’integrità del film lacrimale.

Se il paziente intende avvicinarsi alla chirurgia refrattiva, il medico potrà valutare di trattare la patologia – con terapia o trattamenti mirati –  cercando di lenire le infiammazioni in atto e di reidratare quanto più possibile la superficie oculare. L’obiettivo, portare il paziente al giorno dell’intervento nel miglior stato di salute oculare possibile. Dalla salute dell’occhio possono infatti dipendere sia l’esito dell’intervento, sia la durata della guarigione.